Chi siamo

Come nasce Tech Mood

Dalle inclinazioni nascono le idee, dal lavoro e dall’esperienza i mezzi per realizzarle…ma solo gli incontri fortunati sono il modo per poterle davvero “mettere a terra”.

Così nasce Tech Mood, dall’incontro tra persone diverse per esperienze e percorsi professionali, per età e formazione — uniti dalla comune passione per il tech (nelle sue varie declinazioni) e dalla curiosità per un mondo che sta cambiando sempre più in fretta sotto la spinta di nuovi motori virtuali.

Perchè Tech Mood è più di un blog

Ci piace pensare al nostro blog come a un laboratorio di pensieri e idee. Uno spazio per condividere esperienze, quesiti, modi di essere, casi di studio e contributi di studiosi ed esperti del settore o, meglio, dei settori che più ci appassionano.

Senza alcuna presunzione di divulgazione scientifica, tecnologica, legale o imprenditoriale, vogliamo lanciare un “nodo” di comunicazione tech ove ciascuno potrà contribuire secondo le proprie competenze e attitudini.

Apriremo dibattiti, porremo quesiti, sperimenteremo, anche grazie al prezioso aiuto di alcuni pionieri della materia, nuovi modi di intendere il tech — perché non sia a solo uso della finanza e dell’economia ingegneristica, ma anche a servizio di un’imprenditoria più giovane e innovativa, di una redistribuzione più equa del know-how e, perché no, dei momenti di svago!

Per costruire ed espandere questa “catena virtuale per la condivisione del tech” sarà necessaria la partecipazione di tutti! I lettori quindi saranno non solo graditi ospiti, ma elementi essenziali per la costruzione di una rete di comunicazione e diffusione.

Gli esperti del settore, le associazioni di categoria, gli start-upper seriali, gli studiosi, gli imprenditori visionari, i divulgatori, i tech-journalist, i CTO e soprattutto i curiosi e gli appassionati della materia sono quindi invitati a contribuire, controbattere e partecipare alla catena come nodi attivi di una blockchain aperta e a disposizione di tutti!

L’obiettivo di Tech Mood

La sfida è rendere il blog una piattaforma di tech-social sharing per stimolare spunti critici, riflessioni attente, discussioni tra il serio e il faceto su tutto ciò che è technology.

E come diceva Albert Einstein “un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno”.

Il Team in dettaglio

Gioacchino Rinaldi

Sempre curioso verso ciò che non conosco, amo circondarmi di persone che mi facciano sentire ignorante (“nel senso che ignora” cit.), in modo da continuare a imparare sempre cose nuove. Dopo aver studiato giurisprudenza, penso che al giorno d’oggi ci sia solo un modo per traghettare la figura del giurista nel domani: renderla duttile ed “eclettica”, pronta ad adattarsi alle nuove sfide che la tecnologia e lo scontro generazionale in atto porteranno nei prossimi anni. Sono molto appassionato di tecnologia blockchain e dei relativi aspetti legali, e da pochissimo lavoro in un Exchange di asset digitali e criptovalute a Zurigo, cercando di continuare ad imparare sul campo i grandissimi cambiamenti in atto. Nel mentre, scrivo articoli e contributi sulle mille commistioni tra diritto finanziario e tecnologia.

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Valentina Lattanzi

Ne vale davvero la pena? E’ la domanda che tutti quelli che lavorano in finanza a un certo punto della loro vita lavorativa (chi prima chi dopo) si pongono. La risposta che mi sono data è che — sì, ne vale la pena — specie quando la finanza si mette a servizio dell’economia reale, anziché viceversa. E’ per questo che mi sono avvicinata al fintech, mi piaceva il connubio tra la dimensione un po’ elitaria del mondo finanziario da sempre riservato alle “istituzioni” e quella più irriverente e moderna della tecnologia. Dopo esserci entrata in punta di piedi (i techi guardano con diffidenza il resto del mondo 😉) ci sono finita dentro con tutte le scarpe. Da quel momento è stata una continua scoperta. La parte più ingegnosa e dinamica dell’imprenditoria italiana (sia di vecchia che di nuova generazione) sta trovando il modo di convivere — forse per la prima volta in questo Paese — con la finanza, per renderla più virtuosa e “democratica”. Il merito è anche e soprattutto della tecnologia che sta creando un modo più efficace per i suoi utenti di scambiare e di scambiarsi valore, in una grande rete virtuale che coincide ogni giorno di più con la vita e l’economia reale.

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Marco Galli

Da piccolo giocavo a Monkey Island sul 386 anche quando fuori c’era il sole. Adesso faccio l’avvocato e mi occupo di diritto delle nuove tecnologie, proprietà intellettuale, data protection e fintech. Sono incuriosito da tutto ciò che è innovazione, rottura degli schemi e dei pregiudizi, disruption. Credo nella tecnologia non come fine ultimo, ma come strumento di democratizzazione e di creazione di benessere diffuso. In un mondo di Steve Jobs, continuo a preferire Wozniak.

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Matteo Masserdotti

Mi descrivono come un imprenditore futurista e visionario, sono certamente un instancabile lavoratore. Affronto con passione le sfide dei mercati in evoluzione, cercando di adattare le mie conoscenze ai nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Credo nella cultura imprenditoriale e nella diffusione di business model innovativi di cui provo ogni giorno a farmi promotore.

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Emanuela Campari Bernacchi

Il mio sogno era il giornalismo, la mia realtà è la finanza, avvocato sognatore e decisamente fuori dagli schemi. Chi mi conosce sa che, perlomeno nella vita di tutti i giorni, io e la tecnologia ci rincorriamo senza mai davvero “prenderci”, risintonizzare Sky dopo il cambio di decoder è stato durissimo!!!!! Eppure da anni sono appassionata di fintech, tecnologia e blockchain, così come del team che abbiamo creato con questo blog per parlare del mondo tech, per ascoltare le vostre idee e perché no….. per creare qualche cosa di nuovo. In fondo come diceva Alan Kay “il miglior modo di predire il futuro è inventarlo”.

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Licia Garotti

Da bambina smontavo qualsiasi radiolina e affini mi capitasse a tiro. Rassegnato per l’inutilità di qualsiasi punizione, mio babbo mi regalò il primo cacciavite. Da allora la curiosità di capire “cosa c’è dentro” la tecnologia è solo aumentata e con essa la passione per gli aspetti legali connessi alla materia. Da qualche tempo (no, non dirò da quanto!) mi occupo di diritto dell’informatica, delle nuove tecnologie e di proprietà industriale, con un amore — spesso corrisposto — per gli aspetti brevettuali e i segreti commerciali. Ho giocato con stampa 3D, IoT e Big Data. E ora mi diverto a sezionare le più diverse ipotesi di blockchain per coniugarle con la prospettiva legale più corretta e strategica.

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Salvatore Graziadei

Da ragazzo il suono stridulo e gracchiante del vecchio modem — passaggio necessario per accedere al fantastico mondo di internet — mi provocava la stessa emozione dell’assolo di chitarra di David Gilmour in Wish You Were Here. Oggi la tecnologia, e più in generale tutto ciò che rappresenta innovazione e sperimentazione, continua ad appassionarmi e — nonostante le ore trascorse con MS-DOS non mi abbiano trasformato in un provetto hacker — cerco nel mio piccolo di coniugare la mia vena “tech” non solo con la mia professione di avvocato esperto di finanza ma con la vita di tutti i giorni.

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Mattia Valdinoci

Sono nato a Cesena nel 1993 e credo di aver imparato a giocare a PlayStation ancora prima di capire come percorrere una linea retta a bordo di una bicicletta. Amici e colleghi mi hanno sempre definito un piccolo hacker, probabilmente più per la mia innata dimestichezza con ogni dispositivo elettronico che per la capacità (ancora inesplorata) di sabotare qualche sistema di sicurezza. Sin dai tempi del liceo mi hanno incuriosito i temi più complessi, che ho affrontato come sfide personali per cercare di arricchire il mio bagaglio culturale: è così che è nato il mio amore per la finanza strutturata, materia che mi occupa quotidianamente nel mio lavoro di praticante presso uno studio legale di Milano. Non escludo che la rinomata afa di Singapore possa aver influito su questa mia deriva professionale, ma le cartolarizzazioni continuano ancora ad affascinarmi (per chi fosse interessato, suggerisco una celebre scena esplicativa del film “The Big Short”). Negli anni di giurisprudenza ho iniziato a credere che il ceto forense dovesse cambiare radicalmente il proprio approccio al mondo dell’hi-tech e della digital innovation, provando a interloquire (e a integrarsi) con realtà di business che stanno permeando il mondo in cui viviamo. Fedele fruitore di Spotify e Netflix, amo i thriller e la regia “tarantiniana”.

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Federico Panisi

Nato quasi tre decadi fa a Busto Arsizio, sono laureato in Giurisprudenza e, attualmente, studente di dottorato. Da quando ho letto che “l’informazione è la risoluzione dell’incertezza” (Claude Shannon) studio intensamente tutto ciò che riguarda Internet e le tecnologie digitali. Con alle spalle periodi di ricerca in USA, Australia e Cina, da qualche anno a questa parte dormo con la valigia sotto il letto, sempre pronto a imbarcarmi sul prossimo volo per chissà dove. Eppure, ogni tanto a casa torno. Nel Bel Paese svolgo con dedizione la mia attività professionale tra Milano e Brescia.

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Fabrizio Villani

Cofondatore di Fintastico, il “TripAdvisor dei servizi finanziari innovativi” che permette a persone e imprese di scoprire i servizi finanziari innovativi per gestire al meglio i propri soldi e diventare finanziariamente più responsabili. Dal 2013 mi occupo di fintech. Dopo un master in inglese presso la VU University di Amsterdam, mi sono trasferito a Barcellona, dove ho iniziato a lavorare in una delle prime imprese fintech. Negli ultimi cinque anni ho maturato una profonda conoscenza nell’ambito finanziario-tecnologico e ho creato su LinkedIn la più grande community in lingua italiana sul tema: il gruppo Fintech Italia.