FCA sul comportamento e sul livello di consapevolezza degli investitori inglesi in materia di cypto-assets

Il 7 marzo scorso l’Autorità di Vigilanza inglese (FCA) ha pubblicato due ricerche sulle abitudini degli investitori in crypto-assets.

In particolare, l’FCA ha commissionato due ricerche. La prima si occupa di approfondire i comportamenti e le motivazioni dei consumatori inglesi che hanno assunto la decisione di acquistare crypto-assets, attraverso un’intervista che ha riguardato 31 persone.

Attraverso la seconda ricerca, invece, è stato intervistato un campione nazionale di più di duemila persone a cui sono state sottoposte alcune domande relative al mondo dei crypto-assets.

Queste due ricerche si collocano a valle di un lavoro che l’Autorità di vigilanza inglese ha svolto dopo la pubblicazione nell’ottobre del 2018 del Joint Report predisposto con Bank of England e l’HM Treasury sui crypto-assets.

Nel seguito, si riportano alcuni dei dati più interessanti emersi dalle analisi svolte.

La prima ricerca, prodotta dalla società Revealing Report, ha evidenziato come molti consumatori percepiscano i crypto-assets principalmente come uno strumento per accumulare velocemente ricchezza. Tale convinzione è basata su quanto riportato da altre persone, in particolare mediante i social media. Inoltre, la decisione di acquistare viene individuata da molti nella cd. “fear of missing out” e gli intervistati che hanno assunto decisioni di investimento hanno dichiarato di averlo fatto basandosi sulla propria conoscenza del mercato e del loro istinto.

Una volta assunta la decisione di investire, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di avere ancora nel portafoglio i crypto-assets e solo una piccola parte li aveva venduti in quanto, nonostante le perdite subite, si sono dichiarati fiduciosi che la tecnologia alla base dell’asset avrebbe in futuro rialzato le sue quotazioni. Un ulteriore dato interessante è dato dal fatto che quasi tutti coloro che hanno acquistato questi beni non avevano fin da subito predisposto una strategia di disinvestimento, mentre al contrario quasi tutti gli intervistati che hanno venduto i crypto-assets avevano sin dall’inizio una strategia. In generale, molti intervistati si sono dichiarati più critici nei confronti delle informazioni che avevano utilizzato.

La conclusioni della ricerca sono sostanzialmente che i consumatori che si avvicinano a questo tipo di investimento (i) utilizzano come principale metodo di raccolta delle informazioni i social media e dimostrano una crescente avversione per i canali di informazione tradizionali, (ii) sono alla ricerca di un modo veloce per arricchirsi e molti percepiscono l’investimento come un modo per farlo con il minimo sforzo, (iii) agiscono sulla base di raccomandazioni di alcune fonti quali blog, social media, “influencer” e (iv) hanno acquistato crypto-assets sulla base della convinzione dell’inevitabile crescita di valore del bene detenuto in ragione della crescita dell’utilizzo della tecnologia sottostante.

Il secondo report costituisce una ricerca svolta su un campione di consumatori inglesi ai quali sono state poste determinate domande relative al mondo dei crypto-assets. Il risultato dello studio più interessante è probabilmente quello relativo alla conoscenza del fenomeno, poiché il 73% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere nemmeno il significato del termine cryptocurrency. A questo, si deve aggiungere che l’Autorità stima che solo il 3% del campione esaminato abbia acquistato crypto-assets e che solo il 7% di coloro che non lo hanno fatto in passato, valutino tale opzione per il futuro.

La stessa FCA riconosce pertanto che probabilmente il fenomeno è più contenuto di quanto inizialmente si pensasse, ma non per questo ha dichiarato che non si attiverà in futuro per assicurare un elevato livello di tutela anche per coloro che intendono acquistare crypto-assets.

Infatti, l’Autorità, in chiusura del proprio comunicato, ha confermato la massima attenzione sul tema e che adotterà nel breve periodo una consultazione al fine valutare il divieto di vendita di derivati collegati a certi crypto-assets agli investitori retail.

Alberto Prade