Geoblocking: come implementare (ulteriormente) lo shopping compulsivo. Direttamente dal divano

Il 3 dicembre appena trascorso è entrato in vigore il regolamento n. 2018/302 del Parlamento Europeo e del Consiglio che vieta l’introduzione di blocchi geografici per gli acquisti di determinati beni o servizi online (cosiddetto Regolamento Geoblocking).

Il Regolamento Geoblocking consente quindi di acquistare nel Paese ove l’operatore commerciale offre in vendita il proprio bene o servizio al prezzo più vantaggioso, sì da divenire illegittima qualsiasi restrizione nell’ambito del commercio elettronico in base alla nazionalità, al luogo di residenza o di stabilimento, anche temporaneo, dell’utente.

Non sarà quindi più consentito bloccare o limitare l’accesso alle interfacce online di siti internet o di diverse applicazioni a clienti di altri Stati membri che desiderino effettuare transazioni transfrontaliere, né applicare condizioni generali di vendita diverse sulla base dello Stato membro di appartenenza, sia che ciò accada online che offline.

Ciò, tuttavia, purché non vi siano determinate condizioni che giustifichino tali limiti.

In altre parole, se un sito internet – ad esempio – spagnolo pone in vendita il medesimo capo di abbigliamento in Spagna e in Italia a prezzi diversi, l’utente semisdraiato sul divano romano non potrà più essere reindirizzato al sito internet italiano ma potrà liberamente acquistare nel paese dove il capo è posto in vendita al prezzo inferiore.

Con il fine dichiarato di realizzare un effettivo mercato interno digitale, il Regolamento fa un passo avanti verso l’eliminazione di quelle pratiche discriminatorie che implicano – o comunque contribuiscono – a mantenere un livello basso di transazioni transfrontaliere all’interno dell’unione anche nel settore del commercio elettronico.

E lo fa aggiungendo un tassello ulteriore ad altre iniziative già intraprese, quali, ad esempio, l’abolizione delle tariffe di roaming per i telefoni mobili e l’introduzione della portabilità transfrontaliera di abbonamenti online (a specifiche condizioni).

E’ poi evidente che dovranno trovare un corretto bilanciamento anche gli interessi degli operatori commerciali: l’applicazione del Regolamento non dovrebbe, infatti, essere inteso in modo da imporre l’obbligo di effettuare una consegna di beni in un altro Stato membro oppure implicare per il professionista l’obbligo di rispettare necessariamente requisiti giuridici nazionali che non abbiano carattere contrattuale (come, ad esempio, un’etichettatura specificamente imposta localmente in un determinato settore).

Nell’ambito di applicazione del Regolamento ricadono ulteriori servizi di diversa natura, quali l’alloggio in albergo o il noleggio auto che il cliente chiede di ricevere nei paesi in cui risiede l’operatore, e i servizi forniti tramite mezzi elettronici come il cloud computing, l’archiviazione dei dati e l’hosting di siti web. Per servizi prestati tramite mezzi elettronici devono intendersi quei servizi che vengono forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata dall’intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione.

Importante sottolineare al riguardo ancora una volta l’interesse alla cosiddetta neutralità tecnologica: il Regolamento è chiaro nell’indicare che servizi prestati tramite mezzi elettronici dovrebbero essere definiti in modo neutro dal punto di vista tecnologico con riferimento alle principali caratteristiche di tali servizi, esprimendosi in maniera coerente con quanto già costituisce oggetto di precedenti normative e regolamenti anche di esecuzione.

Fanno, invece, eccezione:

  • i servizi connessi a contenuti potenzialmente tutelabili dal diritto d’autore, come servizi di musica in streaming e i libri elettronici. Ciò almeno per ora: la Commissione europea sta, infatti, valutando l’opportunità di disciplinare anche questa tipologia di servizi in maniera analoga a quanto previsto dal Regolamento;
  • i servizi finanziari;
  • i servizi di trasporto;
  • i servizi sanitari e sociali.

Ciò che invece non può e non deve essere discriminato è il metodo di pagamento: una volta effettuata la scelta sui mezzi di pagamento accettati, l’operatore non potrà rifiutare di effettuare alcune transazioni o applicare a tali transazioni modalità e condizioni di pagamento diverse per motivi legati alla nazionalità, al luogo di residenza o, ancora una volta, al luogo di stabilimento del cliente. Ciò è peraltro in linea con il precedente regolamento (Regolamento europeo n. 262/2012 che vieta già a tutti i beneficiari di esigere che il conto bancario del pagatore sia ubicato in un determinato Stato membro).

Aspetto particolarmente importante è l’autenticazione forte del cliente per convalidare l’identità dell’utente di un servizio di pagamento in maniera coerente e conforme alla direttiva 2015/2366/(UE) sui servizi di pagamento nel mercato interno (PSD2), già implementata ed efficace in Italia.

Licia Garotti