Finanza 4.0: tra Innovazione e Regolamentazione

Mi occupo di finanza strutturata e di operazioni di cartolarizzazione da più di dieci anni. Fortunatamente ho iniziato ad operare in questo settore quando la cartolarizzazione non era più una “start up” del diritto ma un prodotto che (tra alti e bassi) era già conosciuto tra gli operatori di mercato. Infatti, l’istituto giuridico “cartolarizzazione” è stato introdotto più di diciotto anni fa nel panorama legislativo italiano (mediante la legge n.130 del 1999), ma i pionieri della materia — già prima del 1999 — avevano iniziato a “sperimentare” tale tipologia di operazioni in Italia. Ai tempi, si trattativa, quindi, di una vera e propria operazione di “ingegneria finanziaria” una novità assoluta per il panorama italiano: pertanto i soggetti coinvolti in tali operazioni hanno dovuto affrontare e risolvere numerose e complesse problematiche. Solo per citarne alcune:

(1) l’assenza di un panorama legislativo nazionale di riferimento;

(2) l’organizzazione dell’operazione e la ripartizione delle competenze all’interno della stessa;

(3) l’intreccio di diverse discipline/punti di vista (economico, giuridico, finanziario, di business) da contemperare e calmierare in modo da creare una sintesi quasi perfetta.

Dare una risposta a tutti questi ha richiesto agli operatori che avevano raccolto la sfida un lavoro di approfondimento ed aggiornamento costante e la necessità di assumere un approccio “multi-disciplinare” anche indossando “diversi cappelli” (quello del legale, quello del contabile, quello dello strutturatore, quello del business) — e per-di-più non solo una alla volta (ma anche più di uno contemporaneamente!!!) per cercare di trovare modelli funzionanti che premettessero di far funzionare la “cartolarizzazione” nel contesto giuridico/economico italiano.

Per far questo si è partiti da un elemento fondamentale: la “Regolamentazione”. Oggi parlare di regolamentazione non è molto di moda, anzi questo termine è stato più volte accantonato preferendo il suo antitetico “De-regolamentazione”. In realtà, l’esperienza ci ha insegnato che la strada vincente è quella del giusto equilibrio tra i due “termini”:

(1) se da un lato una regolamentazione eccessiva, non organica e non sistematica determina la c.d. “burocratizzazione” ingessando i processi produttivi e determinando l’incertezza giuridica (e purtroppo noi legali conosciamo bene questo problema); dall’altro

(2) l’assenza totale di norme e regolamentazione, il c.d. “far-west normativo” determina lo stesso effetto di incertezza e di difficoltà nell’attuazione compiuta e di successo di nuovi processi.

Tornando alla cartolarizzazione, prima del ’99 (in assenza di regolamentazione in Italia) gli operatori hanno attinto (e “rubato”) dalle esperienze anglosassoni e di common law per importare in Italia un modello funzionante di operazioni e poi hanno spinto per avere una legge in Italia (la legge n.130 del 1999) che regolamentasse, in maniera compiuta ed intelligente, le operazioni di cartolarizzazione. Tale legge (composta di pochi Articoli) rappresenta un’eccellenza nel panorama legislativo italiano tant’è che la cartolarizzazione, oggi, è uno strumento di successo utilizzato in svariate tipologie di operazioni finanziarie (e.g. dismissioni di distressed asset/ ristrutturazioni aziendali/funding etc.).

Naturalmente dal 1999 ad oggi, il mercato delle cartolarizzazioni si è “evoluto” migliorando-si e completando-si attingendo dalle varie opportunità e situazioni che un mercato molto fluido come quello finanziario poteva offrire. Per cui se le prime emissioni avvenivano mediante titoli cartacei, oggi i titoli, nella stragrande maggioranza dei casi, sono de-materializzati (cosa che permette un più agevole trasferimento degli stessi nonché un processo di funding e pagamento più efficiente). Oppure se all’inizio il flusso informativo nel contesto dell’operazione (reportistica periodica/informativa alle parti) era più farraginoso e complesso, oggi tramite internet/PEC/firma digitale il flusso informativo è rapido e anche di facile tracciabilità.

Inoltre, l’evoluzione non ha riguardato solo il modo di offrire il prodotto “cartolarizzazione” (quindi in termini più efficienti ed efficaci) ma ha portato un evoluzione anche del sistema finanziario italiano: facendo nascere nuovi operatori capaci di offrire nuovi servizi (oggi leader sul mercato), facendo nascere sinergie di successo tra nuovi operatori e operatori tradizionali e, infine, “costringendo” gli operatori tradizionali ad offrire nuovi prodotti e servizi.

Questa breve digressione sul mondo della finanza strutturata e delle cartolarizzazioni per sottolineare come oggi all’alba della 4 rivoluzione digitale, la “storia si ripete”: siamo davanti ad un evoluzione tech-nologica e finanziaria senza precedenti. Leggiamo, quotidianamente di blockchain, crowfunding ed alternative lending, smart-contract, ICO come elementi “disruptive” (di rottura, rivoluzionari rispetto allo stato attuale delle cose), in realtà proprio rifacendoci alla storia delle cartolarizzazioni, le opportunità “tech” che sono messe oggi a disposizione della finanza devono essere viste come opportunità di “evoluzione”:

(1) evoluzione per i servizi ed i prodotti finanziari “esistenti”: ad esempio pensiamo a tutti i vantaggi che la block-chain potrebbe portare nel contesto di emissioni di asset-backed-securities o di bond — non distruggendo quanto fatto finora ma apportando dei benefici in termini di efficienza ed efficacia e di cost saving nelle operazioni stesse;

(2) evoluzione del mercato: con l’introduzione di nuovi servizi e nuove opportunità e con la creazione di sinergie tra nuovi e vecchi operatori; ed

(3) evoluzione degli operatori esistenti: oggi non a caso parliamo di Banca 4.0 (banca capace di adattare le nuove tech-nologie al proprio processo di business).

Ma come evidenziato in precedenza, l’“evoluzione” tech-nologica non può non andare a “braccetto” con una regolamentazione equilibrata, sistemica e capace di sintetizzare le diverse esigenze in “gioco” in tale processo innovativo (mercato/business/economiche) in modo da creare una cornice normativa snella, efficace e che sia capace di tutelare in maniera equilibrata il mercato e gli operatori che in esso operarono (fornitori e clienti).

Salvatore Graziadei