Quando il prodotto è gratis….sei parte del prodotto: l’evoluzione della crowd economy

E’ bello osservare come questo periodo di evoluzione incredibile che stiamo vivendo abbia poco a poco reso possibili alcune idee che si immaginavano impossibili o che pensavamo confinate solo ai racconti di fantascienza.

Eppure grazie alla tecnologia oggi è possibile offrire servizi dall’altra parte del mondo senza esserci mai stati fisicamente, è possibile scambiarsi prodotti senza aver mai visto in faccia i nostri interlocutori, è possibile far ritornare dei razzi sulla terra e parcheggiarli come un’utilitaria.

Oggi l’innovazione, soprattutto grazie alla digitalizzazione, ha permesso un’evoluzione globale in brevissimo tempo di processi e servizi che fino a poco tempo fa neanche immaginavamo.

I modelli di business si sono evoluti. Dalla produzione di beni e servizi da vendere a terzi, alla condivisione di beni e servizi tra terzi attraverso piattaforme digitali. Si chiama sharing economy.

Le piattaforme che per prime hanno cavalcato il fenomeno della sharing economy sono nel frattempo diventate monopoliste dei propri settori e così oggi tutti sappiamo che il più grande fornitore di alloggi al mondo non ne possiede nessuno, che l’azienda che gestisce più contenuti al mondo non ne produce nessuno….

Nella lotta per il monopolio del mercato, queste aziende hanno puntato tutto sull’esperienza d’uso dei loro servizi, ossessionate da metriche (CAC, LTV, MAU) che le aziende tradizionali non avevano mai neanche sentito nominare.

I servizi sono diventati ogni giorno di più customer-oriented, fino a definire un nuovo business, quello dei servizi on-demand, che presto si è esteso a tutti i settori dell’economia: dai viaggi ai trasporti, dalla logistica all’organizzazione di eventi, dalla spesa al supermercato alla cosmetica.

Questa nuova ondata di tecnologia, ha incredibilmente riportato al centro dell’offerta il consumatore, ha riportato al centro le persone.

E’ la crowd economy, l’evoluzione

I fanatici della privacy, continuano a raccontare la storia che quando un prodotto è gratis, il prodotto sei tu. A me piace pensare che siamo parte del prodotto.

Alcuni nuovi modelli di business mettono in chiara luce come invece lo sviluppo di community sempre più orientate ad un rapporto peer-to-peer, generi nuovo valore per i partecipanti e non solo per le piattaforme sulle quali si svolgono.

La crowd economy nasce come evoluzione del crowdsourcing, ovvero la possibilità di delegare ad una folla indeterminata di persone (il crowd, la folla) un processo aziendale esternalizzato (-outsourcing), con le community open source che per prime hanno usufruito di questi modelli.

In pochi anni al crowdsourcing si sono affiancati nuovi modelli che, grazie al supporto della folla ed alla diffusione di Internet, hanno visto la luce: il crowdfunding, il crowdinvesting, il crowdlending etc.

La rapida evoluzione di questi nuovi servizi ha favorito un sempre maggiore utilizzo da parte delle persone, che in una logica di condivisione e partecipazione alla crescita: investono in progetti ed imprese, finanziano il credito dei consumatori, pre-acquistano i biglietti di un concerto finanziando la band.

Rendono insomma più democratici, inclusivi e distribuiti i benefici di un’economia che oggi è sempre più partecipativa.

Qual’è il vero valore della crowd economy?

Certo potremmo sempre dire che è più facile convincere un impiegato di banca, piuttosto che duecento sconosciuti, per finanziare la mia attività. Perché fare tanto casino per ottenere lo stesso beneficio?

Il ricorso al crowd, alla folla, dev’essere visto come un’opportunità unica per condividere un percorso, per creare una community di persone intorno al mio servizio o prodotto.

La crowd economy è riuscita ad estrarre il vero valore che è alla base della partecipazione ad una community. Dove piattaforme come Facebook e Uber non sono ancora riuscite a consolidare il loro rapporto con la community, nascono ogni giorno aziende con modelli in cui la partecipazione è inclusiva e non dettata solo da algoritmi.

Quando riusciamo a farci finanziare da duecento persone, non otteniamo solo soldi: otteniamo utilizzatori del nostro servizio, fidelizziamo clienti e consumatori, ampliamo la nostra base in modo esponenziale.

Un’economia partecipativa che si sta evolvendo sempre più, grazie alla digitalizzazione ed alla diffusione di modelli che rimettono al centro la persona. Un’economia sempre più crowd, un’economia sempre più della folla.

Matteo Masserdotti