La PSD2, le Banche e il paradigma dell’impresa 4.0

La rapidissima evoluzione digitale di cui siamo testimoni “attivi” negli ultimi anni rappresenta un vero e proprio nuovo “big bang” che sta ri-disegnando (o forse sconvolgendo!) in maniera repentina le nostre abitudini, il nostro modo di pensare e di approcciarsi al quotidiano (chi di noi solo pochi anni fa avrebbe potuto immaginare di ordinare il pranzo con un semplice “clic” sullo smartphone — o di fare shopping muniti di solo smartphone e senza contanti o carta di credito).

Il prepotente avvento del “tech” nel quotidiano ha quindi imposto a tutti gli operatori economici la necessità di ri-pensare il proprio modo di fare impresa e di ri-modellare il proprio modo di fare business non solo adattandolo alle evoluzioni digitali, ma soprattutto “sfruttando” al meglio l’evoluzione “tech” per ottenere una migliore collocazione sul mercato rispetto ai propri “competitors” o per “entrare in” (ed esplorare) segmenti produttivi tradizionalmente campo di “elezione” di poche imprese “elette”. Tant’è che la sfida che devono affrontare le imprese all’alba della quarta rivoluzione industriale (le cosiddette “imprese 4.0”) è quella di innovarsi — con visione e progettualità — utilizzando in maniera efficiente ed efficace le opportunità del mondo “tech” per offrire prodotti innovativi, rapidi e di facile fruizione per la clientela.

Il “mondo tech” è infatti in grado di fornire nuovi strumenti alle imprese, si pensi, solo per citare alcuni esempi, alle inter-connessioni tra sistemi fisici e digitali, all’uso delle macchine intelligenti interconnesse e collegate ad internet, all’utilizzo dei c.d. “Big Data”; le imprese oggi possono, quindi, intraprendere diverse strade al fine di avvicinarsi al paradigma dell’impresa 4.0: molto probabilmente risulteranno vincenti le imprese capaci di trovare la giusta combinazione fra le diverse opportunità “tech” in modo da proporre nuovi modelli di business o di ri-proporre il proprio modello di business in chiave “tech”.

Tra Belle Addormentate ed Attaccanti 4.0

Lo studio realizzato da Digital360 con la collaborazione di IBM intitolato “Industria 4.0 in Italia: Vision — Execution e Progettualità” rappresenta una cartina al tornasole dell’evoluzione di alcune imprese italiane (medio-grandi e soprattutto nell’ambito manifatturiero) rispetto al paradigma dell’industria 4.0. Il report classifica le imprese oggetto di studio in diversi “cluster”: (i) gli “Attaccanti 4.0” ovvero imprese capaci di coniugare visione e capacità esecutiva; (ii) le “Belle Addormentate” ovvero le imprese “al palo”, bloccate dalla mancanza di visione e di piani operativi innovativi; (iii) i “Teorici” ovvero imprese con buona conoscenza “tech” ma con poca (o nessuna) voglia di innovarsi; (iv) i “Praticoni” aziende che innovano ma senza visione e senza progettualità; ed infine (v) le imprese “in cammino” che stanno adottando o sperimentando l’adozione di tecnologie 4.0. I risultati forniscono un panorama italiano perfettamente spaccato a metà: il 50% del campione delle imprese intervistate è protesa verso l’innovazione (tale campione è così suddiviso: “Attaccanti 4.0” (20%), imprese “in cammino” (15%) e “Praticoni” (15%)); mentre il restante 50% del campione delle imprese intervistate presenta ancora una forte chiusura nei confronti del mondo tecnologico o una scarsa propensione verso l’innovazione (in particolare tale campione si compone per il 21% di “Belle Addormentate” e per il 29% di “Teorici”).

Ma quali sarebbero stati i risultati se il report avesse avuto ad oggetto le banche italiane ed il loro rapporto con la tecnologia e la propensione delle stesse ad abbracciare il paradigma delle imprese 4.0? Pur non avendo una risposta, quello che è certo è che l’evoluzione “tech” ma anche il nuovo quadro normativo che si sta prospettando in tema di regolamentazione bancaria non permette alle banche di fare sogni tranquilli come la “Bella Addormentata”, né tanto meno di approcciarsi al mondo “tech” in maniera solo “Teorica.

PSD2: tra evoluzione e rivoluzione

Tra i nuovi scenari normativi non possiamo non annoverare la direttiva sui servizi di pagamento (la meglio nota “PSD2”), un provvedimento che rimodella completamente lo il mercato europeo dei pagamenti proponendosi quale sparti-acque con il passato e con il modo “tradizionale” di fare banca, favorendo lo sviluppo di un nuovo panorama competitivo pervaso da nuove regole e nuove logiche che inevitabilmente permettono a nuovi attori di “partecipare alla competizione” (pensiamo ad Amazon — Alibaba — Google — Facebook). La PSD2 è quindi destinata a cambiare sia il modo di intendere e gestire i pagamenti, ovvero uno dei momenti “topici” del nostro quotidiano, sia il “modo di fare banca”, sia da parte degli operatori tradizionali bancari, che da parte di soggetti che non avremmo mai pensato di poter considerare quali prestatori di “servizi di tipo bancario” non escludendo, a priori, la possibilità di interazioni e sinergie tra i “nuovi arrivati” e gli operatori tradizionali. La PSD2, quindi, non dovrebbe esser vissuta dagli operatori bancari come uno “sterile complesso di norme” a cui semplicemente adeguarsi ma, al contrario, dovrebbe esser vissuta come una serie di disposizioni innovative tese a ri-modellare e a stravolgere il modo di fornire il servizio di gestione dei pagamenti. Emblematiche in tal senso sono le parole di Marco Bragadin, CEO di ING Italia che in tema di PSD2 ha affermato: “L’avvento nel settore dei servizi finanziari di colossi del Tech come Amazon, Apple Facebook, Google e Alibaba è certamente un fattore di cui il settore bancario deve tener conto per non mettere a rischio la sua sopravvivenza”, pertanto è “fondamentale che le banche investano in modalità sempre più innovative per l’erogazione di servizi di pagamento e di credito”.

La PSD2 la Banca 4.0 ed il consumatore finale

Cosa vuol dire quindi “fare banca” all’alba della quarta rivoluzione “industriale” del mondo bancario? Cosa deve offrire ai propri clienti la Banca 4.0? Quali sono i “must to have” nell’era dell’Open Banking? Sono questi gli interrogativi a cui dovranno trovare risposta le banche nei prossimi tempi. Sicuramente la riflessione dovrà partire da un punto fermo, e vale a dire il “cliente” e la facilità di fruizione dello stesso del servizio proposto (servizio che deve essere più aperto, più accessibile, più facile ma nel contempo sicuro). Pertanto la transazione di pagamento oggi non può più essere trattata come una semplice azione per veicolare fondi da un soggetto A (compratore) ad un soggetto B (venditore), ma deve esser trattata come una transazione “multi-utility” a cui poter associare ulteriori prestazioni di servizi (per fare qualche esempio, programmi fedeltà, promozioni in tempo reale, gestione di gift card ed e-wallet). L’affermazione del prodotto bancario, quindi, non è più legata alla semplice fruizione dello stesso ma è sempre più direttamente legata alla “user experience” del cliente rispetto al servizio offerto. Tradotto in parole semplici: il cliente deve poter accedere al servizio mediante un software facile da usare ed allo stesso tempo sicuro ed affidabile — Imprese 4.0 benvenute nell’“Application Economy”!

Cosa bolle in pentola?

Navigando nel web è possibile trovare alcune applicazioni pratiche dell’evoluzione del modo di fare banca e di concepire i sistemi di pagamento. Proviamo a fare qualche esempio:

1- “Letspay” sbarca in Italia con Unipol. Si tratta di una carta di credito da tenere “al polso” come fosse un semplice orologio. In pratica una carta di debito simile alle SIM degli smartphone da inserire in un apposito braccialetto e che permette di pagare il conto avvicinando il dispositivo al POS. Questo vuol dire liberarsi del portafogli e muoversi in libertà e senza pensieri in moltissime occasioni: in spiaggia, durante il jogging nel parco o ad un festival musicale).

2- ABI LAB per l’innovazione nei servizi bancari ha premiato il Progetto “Pagamento F24 semplificato tramite mobile con scansione del documento” presentato da Banca Mediolanum. Progetto che dimostra che è necessario andare oltre alle semplice app per il mobile banking: i clienti, oggi, ri-chiedono uno step in più e vale a dire che i servizi (anche quelli più complessi) siano (fisicamente) a “portata di fotocamera”. Banca Mediolanum permette ai propri clienti di pagare il modello F24 per le imposte via smartphone: basta inquadrare il modello con la fotocamera e scattare una foto — semplice come fare un selfie!

3- Creval ha ideato l’“App Bancaperta” che è una app capace di trasformare gli smart-watch in micro-sportelli bancari “da indossare” e che permette al cliente di effettuare alcune operazioni come bonifici, invio di piccole somme di danaro e ricarica del cellulare.

Questi sono alcuni esempi di digitalizzazione bancaria e di pre-disposizione di servizi user-friendly che mettono al centro la user experience del proprio cliente. In ogni caso il raggiungimento di un modello di business bancario chiaro, semplice e diretto improntato al paradigma dell’impresa 4.0 passa necessariamente da valutazioni complesse che richiedono il coinvolgimento ed il vaglio di diverse “anime” e competenze (commerciali, legali, ingegneristiche, etc.) e soprattutto richiede la predisposizione di filtri e presidi che permettano di garantire la “sicurezza” (non solo tecnologica ma anche e soprattutto “giuridica”) del prodotto e dei dati utilizzati per offrire quel prodotto. (Sul tema vi invito anche a leggere l’articolo di Licia qui).

Salvatore Graziadei