Il piacere della “buona” tavola certificata blockchain…

E’ un mercoledì assolato di inizio ottobre a Roma quando mettiamo piede per la prima volta a Spazio Colonna. L’occasione è un viaggio di lavoro, il motivo è comprendere l’esperimento avanguardista portato a termine da questo grande Chef, il primo tra i suoi colleghi stellati ad aver portato una ricetta tradizionale e nota come la “panzanella” su blockchain.

La cornice è uno “spazio” meraviglioso (espressamente vietato parlare di location) nel cuore della città eterna. Iniziamo una conversazione informale, siamo avvocati milanesi appassionati di fintech; il collegamento con la cucina, amore a parte per quella buona, non è immediato.

Lo Chef ci racconta la sua “missione”: preservare i sapori tradizionali di una cucina casareccia e genuina e far sì, da sempre, che rimangano nel tempo e — da luglio di quest’anno — anche nell’etere.

Ebbene sì, senza paura di svelare il segreto di una ricetta tanto semplice quanto complessa (è impresa assai ardua deliziare qualcuno con un piatto a base di pomodoro, pane e olio) l’ha resa disponibile ai suoi ospiti, oltre che sul piatto, anche su blockchain.

L’esperienza culinaria che richiama la tradizione (a tutti, almeno una volta nella vita, è capitato di mangiare la panzanella) viene messa a servizio degli ospiti — non solo per soddisfarne il palato, ma anche per certificarne la qualità di esecuzione. I sapori buoni della cucina italiana, fatta della bontà della nostra acqua, della nostra terra e della nostra aria, prima che della prelibatezza delle materie prime che la rendono unica nel mondo — per la prima volta vengono seguiti dalla “nascita” e registrati su blockchain. Ciò significa che il cliente curioso di capire cosa ci sia nel suo piatto può, con un semplice click, verificare la provenienza delle materie prime, seguire la loro preparazione e assicurarsi della loro genuinità.

E’ un esperimento coraggioso e generoso quello dello ChefColonna, realizzato in un mondo in cui la continua mancanza di tempo ha appiattito i sapori e l’attenzione per l’“origine tutelata”, “controllata”, “certificata”, “biologica” è diventata più uno slogan della good balanced life che non un’esigenza effettiva di qualità.

Se infatti nel passato il pranzo e la cena erano rituali sacri e irrinunciabili per la famiglia, oggi sono sempre più la monotonia di un panino o un’insalata spesso insapori trangugiati di fretta davanti al pc! Ma la blockchain (ovviamente associata alla maestria di un ottimo Chef) può restituirci il privilegio di mangiare qualcosa di veramente buono, verificando che sia anche “sano e genuino”!

Lo Chef ama definire la sua come una cucina di “modernariato” dove la tradizione viene portata avanti nonostante tutto e difesa dimostrando ogni giorno che “tradizionale” non significa “vecchio”, ma significa “buono”. A me è parsa invece una cucina avveniristica. Pensare di poter mangiare i pomodori cresciuti e innaffiati in un giardino assolato del centro Italia (luogo molto caro a chi scrive) visualizzabile in pochi secondi sul proprio smartphone, è un modo “reale” per rimanere ancorati alla nostra tradizione culinaria, per non sciuparla e soprattutto (grazie all’ineliminabilità e immodificabilità dei dati immessi su blockchain) per raccontarla e perpetuarla nel tempo.

Se poi pensiamo che tutto ciò sia reso possibile grazie all’uso di una infrastruttura tecnologica e sofisticata come quella DLT, il fascino non può che aumentare.

L’esperimento, riuscitissimo, di dare nuovo corso alle ricette tipiche regionali della nostra tradizione, ricostruendone le origini e l’evoluzione, si deve a pOsti (start-up romana che certifica il “Made in Italy”) e ai suoi partner: Insor (Istituto nazionale di sociologia rurale) e naturalmente Foodchain S.p.A. (prima start-up italiana ad applicare la blockchain all’agrifood) che ha realizzato la piattaforma tecnologica.

La “Panzanella” firmata Colonna rappresenta quindi la prima ricetta al mondo ad essere certificata con tecnologia blockchain e a raccontare, con trasparenza e fruibilità, la grande storia e tradizione della cucina italiana.

Merito quindi allo Chef per la lungimiranza e alle start-up operative nel settore dello sviluppo (anche e soprattutto tecnologico) e rilancio delle eccellenze italiane — che rappresentano il nostro più grande patrimonio economico e culturale, oltre che il nostro maggiore motivo d’orgoglio nel mondo!

Valentina Lattanzi