I token come strumenti finanziari

Leggendo l’articolo che lo scorso giovedì 18 ottobre Fabrizio Villani ha pubblicato all’interno di questo blog viene naturale chiedersi quanto la continua comparsa e diffusione all’interno della rete di blockchain advisor, blockchain evangelist, blockchain entrepeneur e ICOs advisor abbia influito, nell’ultimo anno, a che si creasse la bolla criptofinanziaria che il noto economista statunitense Nouriel Roubini ha recentemente definito «the Mother of All Scams and (Now Busted) Bubbles». Secondo Roubini certamente molto, poichè una moltitudine di «[s]cammers, swindlers, criminals, charlatans, insider whales and carnival barkers […] tapped into clueless retail investors’ FOMO (“fear of missing out”), and took them for a ride selling them and dumping on them scammy crappy assets». In effetti, a queste parole può difficilmente darsi torto. E infatti, sulla stessa linea si pone il documento intitolato Own Initiative Report on Initial Coin Offerings and Crypto-Assets, che il Securities and Markets Stakeholder Group (SMSG) ha pubblicato lo scorso venerdì 19 ottobre. In particolare, con questo testo, il SMSG riafferma la priorità di tutelare gli investitori e rivolge i propri consigli alla European Securities and Markets Authority (ESMA) in merito a cosa possa compiersi, sulla base della normativa europea vigente, al fine di limitare i rischi relativi alle ICO e, più in generale, ai crypto-assets.

Ispirandosi all’ormai celebre tripartizione dei token indicata dalla Swiss Financial Market Supervisory Authority (FINMA), il SMSG procede innanzitutto ad una loro qualificazione: così, sono payment i token che possono utilizzarsi come mezzo di pagamento per l’acquisto di beni e servizi e rispetto ai quali i possessori non vantano alcuna pretesa nei confronti degli emittenti. Da questi si distinguono gli utility token, ossia quei smart contract che pemettono di accedere ad una specifica applicazione e/o servizio ma che non vengono accettati come mezzo di pagamento con riguardo ad altre applicazioni. Infine, il SMSG precisa che con il termine asset token si identificano i token “di capitale” ed i token “di debito”, a seconda della pretesa finanziaria che essi digitalmente incorporano. Secondo il SMSG, a quest’ultima categoria devono ricondursi anche tutti gli altri token rappresentativi di beni materiali (pietre preziose, immobili, ecc.).

Sulla base di questa classificazione, il SMSG compie un’accurata analisi di ciascun tipo di token, pondera i relativi rischi e benefici (evidenziando, ad esempio, l’opportunità per gli utility token di costituire un’alternativa al più tradizionale modello di finanziamento del c.d. venture capital) e si interroga sull’applicabilità dell’attuale normativa europea in tema di mercati finanziari, in particolare: della MiFID II, del Regolamento Prospetto e della disciplina relativa agli abusi di mercato. Nel rispondere a questa questione, il SMSG conclude che la ricorrenza di alcune caratteristiche permette di assimilare i token ai più tradizionali strumenti finanziari. Pertanto, con questo documento, il SMSG sollecita ESMA a valutare l’opportunità di inviare una lettera alla Commissione Europea perché i payment token, gli utility token e gli asset token generalmente percepiti come opportunità d’investimento dagli acquirenti vengano inclusi nella definizione di strumenti finanziari prevista dalla MiFID II, con l’effetto di estendere il campo applicativo della relativa disciplina europea agli exchange che facilitano la loro compravendita nel mercato secondario.

Alla luce di ciò, sembra si possa affermare che l’euforia che nei mesi scorsi ha caratterizzato con costanza ogni nuova ICO non abbia più lunga vita … e ciò, non solo per via della maggiore consapevolezza acquista da parte di tutti coloro che, avvicinandosi al mondo delle criptovalute e delle ICO hanno più volte incontrato i vari scammers, swindlers, criminals e charlatans nominati da Roubini (spesso pagando, purtroppo, l’illusione di poter guadagnare sulla base di futuristici e bizzarri progetti imprenditoriali con le proprie tasche), ma anche per via di questa nuova stretta regolatoria che sembra annunciarsi a livello europeo. Ovviamente, per sapere con certezza quali saranno i suoi tratti finali si dovrà attendere l’esito dell’iter legislativo. Intanto, però, può agevolmente registrarsi l’avvio di un evidente cambio di rotta che, allo stesso tempo, fa tuttavia sorgere la domanda se la scelta di estendere tout court l’attuale disciplina europea a criptovalute e ICO sia la migliore in grado di contemperare la tutela degli investitori con il sostegno all’innovazione di un settore tecnologico che, nonostante l’ormai quasi decennale età, non ha ancora raggiunto la sua piena maturazione.