Copyright e tutela del personaggio di fantasia: brutte notizie per i retro-gamers

Leggendo il bellissimo articolo pubblicato da Federico Panisi la scorsa settimana su Tech Mood, confesso di essermi sentito un po’ come un totano nella rete.

Premetto: adoro i videogame. Tanto. La scorsa estate ho obbligato la mia ragazza a contemplarmi per circa tre ore mentre giravo, tra l’estatico e il ridicolo, nei corridoi di Game Potato, il più grande negozio di retro-gaming di Akihabara.

Vi lascio immmaginare le nefaste conseguenze.

Totano nella rete, dicevamo, e retro-gaming: complice la spensieratezza adolescenziale, la mia comprensione del mondo del gaming si è fermata, con tutta evidenza, al 1999. Quando ancora c’erano le sale giochi a gettone e nessuno aveva paura del millennium bug, per dire.

Immaginate quindi la mia gioia nel mettere le mani su Thimbleweed Park, l’ultimo capolavoro di quel geniaccio che risponde al nome di Ron Gilbert (e, peraltro, realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding di incredibile successo).

Per tutti i gamer che, come il sottoscritto, avevano in camera un 386 e non sono esattamente dei millennial, Ron è una sorta di guru. Padre spirituale delle avventure grafiche point&click, ha messo la firma su pietre miliari della storia dei videogame, come Maniac Mansion, Zak McKracken e, soprattutto, i primi due capitoli della saga video-ludica più amata di sempre: Monkey Island.

In Thimbleweed Park c’è, ça va sans dire, tutta l’anima di Gilbert: la grafica pixelosa anni ’90, gli enigmi assurdi, lo humor raffinato e mai banale. La sensazione è quella di trovarsi di fronte all’ennesimo coniglio uscito dal cilindro di @grumpygamer, eppure… ammettiamolo, sogniamo tutti un nuovo capitolo delle avventure di Guybrush Threepwood, pirate-wannabe protagonista di Monkey Island, firmato da Gilbert.

Possibile? Al momento, purtroppo, la risposta è… no.

Il motivo è semplice: Gilbert non è titolare dei diritti di proprietà intellettuale su Monkey Island.

Originariamente di titolarità di LucasArts, casa di produzione di videogame fondata da George Lucas nel 1982, i diritti sono ora in capo a Disney, che ha prima acquisito e poi chiuso definitivamente LucasArts nel 2013. Nonostante le richieste di Gilbert, Disney non si è mostrata intenzionata a cedere o a concedere in licenza i diritti su Monkey Island, e l’esistenza una “propria” saga sul mondo dei pirati, Pirates of Carribean (che da Monkey Island trae evidente l’ispirazione), non ha certo aiutato.

Tra tutti i diritti di proprietà intellettuale che tutelano un videogame, in questo post mi vorrei soffermare sui profili relativi alla tutela del personaggio di fantasia — il nostro Guybrush — con lo strumento del diritto d’autore.

La dottrina e la giurisprudenza (italiana e straniera) ritengono ormai pacifico che il personaggio di fantasia sia, in linea generale, proteggibile con il diritto d’autore quale opera dell’ingegno autonoma. In particolare, si ritiene che la tutela del personaggio di fantasia costituisca fattispecie diversa e distinta rispetto alla protezione dell’opera nella quale il personaggio agisce e che lo ha consacrato al pubblico (nel nostro caso, il videogioco).

Quanto ai requisiti per la tutela, oltre (ovviamente) al carattere creativo che costituisce il minimum per l’accesso alla tutela autorale da parte di qualsiasi tipologia di opera, le opinioni non sono univoche.

Un primo orientamento ritiene che sia proteggibile solo il personaggio che presenti caratteristiche fisiche e psicologiche dettagliate ed originali, sufficienti a distinguerlo rispetto al genere (umano o fantastico) cui appartiene.

Altri, invece, ritengono che a tutela debba essere accordata solamente a quei personaggi di fantasia le cui caratteristiche siano tali da rendere uniche e prevedibili le reazioni del personaggio stesso nell’ambito di diverse situazioni.

Un’opinione più rigorosa, infine, sostiene che la protezione autorale debba essere concessa solamente quando la sequenza di segni che viene utilizzata per descrivere il carattere, le fattezze e la personalità del personaggio di fantasia sia oggettivamente originale (cioè sconosciute allo stato dell’arte) e sufficientemente discrezionale.

Insomma, a meno di un ripensamento di Disney, non aspettiamoci di vedere presto Guybrush Threepwood sullo schermo del nostro iPad!

Marco Galli